venerdì 6 dicembre 2013

Il caso Kerenes - Calin Peter Netzer



Non si contano più le lezioni di cinema che arrivano negli ultimi anni dalla Romania. Possiamo affermare che, dopo la grande novità del cinema iraniano e di quello coreano negli ultimi decenni del secolo scorso, sia ormai la Romania il paese che è riuscito a tradurre il reale contemporaneo in opere cinematografiche di grandissimo spessore come probabilmente nessuna altra scuola mondiale attualmente realizza.
 Un altro grande film, orso d’oro a Berlino 2013, quello di Calin Peter Netzer “Il caso Kerenes”. Riuscire a coniugare in un’opera cinematografica il piano privato a quello pubblico non è mai impresa facile. Riuscire a farlo parlando di un paese pieno di contraddizioni e di ancora fresca nascita “democratica” come la Romania è, probabilmente, ancora più complicato.
Calin Netzer racconta una storia semplice pur se calata in una dimensione dolorosa. Una famiglia dell’alta borghesia romena, vive la quotidianità in maniera non molto dissimile da quell’occidente europeo per anni desiderato. Tra infedeltà coniugali più o meno velate, intrallazzi politico economici che sono vissuti come la norma e feste dove trionfa il kitsch, si fatica a credere che la Romania (o almeno una sua parte) sia riuscita ad integrare in così pochi anni, il peggio della sotto cultura che noi italiani siamo riusciti ad esportare. Probabilmente non è neanche un caso che la musica che i personaggi del film ascoltano è sempre italiana a riprova di una colonizzazione dell’immaginario che ha dato i suoi tristi risultati. In mezzo a questa amena quotidianità deflagra un giorno la tragedia; un ragazzino di quattordici anni viene investito ed ucciso dal figlio di una delle protagoniste del film. Inizia allora lo squallore dei tentativi della famiglia per evitare la condanna del figlio, testimonianze finte, tentativi di corruzione verso i poliziotti che si occupano del caso e discesa in campo di tutte le possibili amicizie influenti. In un trionfo di cinismo non rimane più un briciolo di umanità in personaggi che si muovono come robot. Ma il dolore è un sentimento troppo forte per essere nascosto a lungo. La tragedia del povero ragazzo entra gradualmente nelle vite di plastica dei protagonisti fino a costringerli a fare i conti con dei sentimenti nuovi. Il dovere delle scuse alla famiglia vittima della tragedia, da fastidioso impegno necessario a preservare da pericolose denunce, diventa il confronto tra due culture del paese, quella rimasta ancorata a valori semplici ma inattaccabili come la dignità e l’onestà e quella che invece ha perso la propria anima nella rincorsa a quei valori posticci riflessi da un occidente malato attraverso (probabilmente) gli schermi televisivi.

Netzer riesce a fare grande cinema senza usare grandi mezzi produttivi. Un cinema fatto di idee, di poesia, di sensibilità. Pieno di tutti quegli ingredienti di cui il cinema italiano era ricco fino a qualche decennio fa. Il cinema rumeno ci da una lezione morale, quasi rosselliniana nella sua intransigenza. A noi non resta che guardarlo con ammirazione e sperare che possa portare i suoi frutti anche in una cinematografia nostrana insopportabilmente piena di grandi tecnici e pochissimi narratori.

Sergio

Trailer:


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