venerdì 30 settembre 2011

Quentin Tarantino - Bastardi senza gloria

Quando ti metti a parlare di un film di Quentin Tarantino sai già che scontenterai qualcuno. Sempre giudizi netti su di lui, chi lo adora e chi lo odia, chi pensa che sia uno degli autori più importanti degli ultimi anni e chi lo rifugge come la peste. In effetti il suo cinema non è mai stato conciliante e il termine carino (con cui spesso ci togliamo il pensiero per giudicare un’opera che non ci ha fatto né caldo né freddo), difficilmente possiamo usarlo per le sue opere. Detto questo devo dire che cominciano ad essere troppi i film di Tarantino che mi appresto a vedere con grandi aspettative e che, alla fine, mi lasciano con l’amaro in bocca. Bastardi senza gloria è solo l’ultimo capitolo che da Kill Bill 1 e 2 (posso definirli carini?) all’inguardabile Grindhouse mi fa rimpiangere l’autore che prima con Le iene, poi con Pulp Fiction e dopo con il grandissimo (e secondo me sottovalutato) Jackie Brown aveva scritto delle pagine di grande cinema a 360 gradi (intendendo con questo anche uno splendido lavoro di sceneggiatura).
Come una fastidiosa sensazione di talento sprecato mentre guardavo questo suo ultimo film ambientato durante l’ultimo conflitto mondiale: gli inglorius basterds (non bastards per una questione di diritti d’autore sul titolo) del titolo sono un gruppo di soldati statunitensi che danno la caccia ai nazisti con i soliti metodi pulp che Tarantino ci ha già fatto conoscere nel passato. Ma tra dialoghi, come sempre sostenutissimi (e spesso geniali) e movimenti di macchina sempre più perfetti, risentivo una sorta di gioco fine a se stesso. Come quando vedevo Grindhouse avvertivo che Tarantino si stesse divertendo come un bambino a girare ma dimenticandosi (o forse non importandosene più) del fatto che il cinema può essere anche dialogo, confronto, crescita con lo spettatore (e non uso certo questi termini in funzione scolastica…). Quella tensione etica che avvertivo in interi passaggi (sia pur divertentissimi e sanguinolenti di Pulp Fiction) lascia spazio ad uccisioni continue abbastanza ripetitive (troppo facile e scontato il cliché del nazista da sterminare). E poi, cosa che non riesco a giustificare al nostro Quentin, alcuni buchi nella costruzione della sceneggiatura che da uno scrittore bravo come lui non mi sarei mai aspettato. Uno per tutti, come fa l’ultimo bastardo sopravvissuto a trovarsi sul pullman assieme al tenente Raine (un bravissimo Brad Pitt) mentre, accompagnati dal colonnello Landa, si dirigono verso le linee americane? Spero che qualcuno possa dirmi che mi è sfuggito qualcosa…
Continuerò a vedere i film di Tarantino e a prendere alcuni suoi dialoghi come esempi perfetti di scrittura cinematografica ma vorrei tanto che in futuro il nostro Quentin la smettesse di rimirarsi compiaciuto con la macchina da presa. Non mi aspetto da lui problematiche kieslowskiane ma personaggi di spessore come Jackie Brown o come il grande Jules Winnfield (interpretato magistralmente da Samuel L. Jackson) di Pulp fiction penso ancora di poterli chiedere.
Sergio

Trailer

6 commenti:

  1. Questo post mi tenta, dato che i film di Tarantino riescono a darmi fastidio già sullo scaffale, chiusi nella custodia del dvd. Ma poiché ho fatto un fioretto, lascio solo una citazione di Tommaso Labranca:
    Andy Warhol, che ha una citazione buona per ogni occasione, diceva: “Art is anything you can get away with”. Pare abbia rubato questa frase a McLuhan, ma non ci interessa. Quel che conta è il significato, per altro ambiguo. C’è chi traduce “l’arte è qualcosa che ti permette di cavartela sempre”. Altri traducono “è arte tutto ciò che riesci a vendere ai gonzi come tale”.

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  2. Angelo Pulichino4 ottobre 2011 22:24

    Ho visto e rivisto con piacere Bastardi senza gloria, e il commento di Sergio mi ha lasciato un pò perplesso... non credo sia il capolavoro di Tarantino, e sono daccordo che ogni tanto, lungo lo scorrere del film, si precepisca solo della "fredda tecnica" e si possano trovare delle cadute di tono. Ma tutto sommato (e per tutto intendo le interpretazioni di Pitt e Waltz (e delle due donne di cui non ricordo il nome, pardon!), alcune genialate come quella dell'orso ebreo, il dialogo iniziale fra Landa e il padre ebreo, la fine autocitazionistica con Tarantino che per bocca di Pitt esclama presuntuosamente di aver fatto il suo capolavoro), credo che sia un buon film, godibile, scorrevole e tutto sommato originale (ma qui potrebbe fregarmi la mia ignoranza) nel trattare un tema stra-abusato in tutte le arti...
    In ogni caso, da scribacchino di bassissimo livello quale sono, non posso smontare un'opera che io non riuscirei mai neanche ad avvicinare... quindi, promosso!

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  3. Ciao Angelo. Sono d'accordo con te sul fatto che il film sia godibile e scorrevole (sempre di Tarantino si tratta). Provavo a evidenziare alcune pecche che mi fanno pensare che Quentin si sia limitato, in questo film, a vivere di rendita piuttosto che sperimentare nuove strade. Quando girò Jackie Brown dopo Pulp Fiction sorprese molti per il fatto di avere cambiato totalmente rispetto all'opera precedente. Il film poteva piacere o meno (a me piacque tantissimo) ma non si poteva non notare una forte esigenza creativa. In questo film ho notato solo l'esigenza dell'autore a divertirsi. Esigenza, sia chiaro, rispettabilissima, ma da Tarantino credo che possiamo aspettarci di più...
    Un abbraccio

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  4. Le aspettative spesso e volentieri rovinano la visione di un film. Quando vengono rispettate o oltrepassate ti mandano direttamente al settimo cielo, ma quando ciò non avviene ti lasciano un amarissimo retrogusto, che accompagnerà le future visioni delle opere di quel determinato artista. Ora evitare di avere delle aspettative è impossibile, però si può cercare di limitare i danni informandosi meglio su ciò che si decide di guardare. Ad esempio, se mi vedo "Grindhouse" convinto di vedere un classico film e non un'accozzaglia di azioni più disparate in nome del buon vecchio cinema di serie z, è logico che alla fine della visione ne esco deluso e disgustato. Stesso discorso se mi vedo le ultime pellicole di Tarantino con l'aspettativa di un nuovo "Pulp Fiction" invece di un'opera omaggio verso quel determinato genere cinematografico fine solo al divertimento personale e dello spettatore.
    Per il resto concordo con il commento di Sergio, anche se non ho fatto caso ai buchi della sceneggiatura. Da gran fanatico di Quentin anch'io mi aspetto di più da lui (e questo di più mi sa che difficilmente lo troveremo in "Django Unchained") ma sono sicuro che alla lunga rispetterà anche le nostre aspettative più esigenti.

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  5. Hai ragione Simone. Le aspettative spesso ti rovinano la visione e se magari avessi visto questo film senza sapere che fosse di Tarantino mi sarei divertito di più. Ma puoi vedere un film senza aspettarti qualcosa in più dagli autori che apprezzi? Puoi pensare che un autore come lui impieghi mesi (quando a volte non anni) per girare opere che al massimo (è stato il mio caso) ti strappano qualche sorriso? Sapendo per di più quello che sono stati capace di fare in passato? In misura maggiore questo mi capita con tutti i film, da quindici anni a questa parte, di Woody Allen. La mia intolleranza è direttamente proporzionale al grado di genialità che avevo riconoscito a woody fino al 1995 (o giù di lì).
    Per il resto concordo con te e anzì dobbiamo cercare di vedere insieme se quel buco di sceneggiatura che ho evidenziato è reale o solo frutto della mia delusione di spettatore.

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  6. Infatti è impossibile non avere aspettative, perché qualsiasi cosa che decidi di vedere la decidi anche in base ad esse. L'unica cosa che si può fare è documentarsi maggiormente per raddrizzare un po' il tiro delle proprie idee. Ad esempio di recente mi sono leggermente guastato la visione di "Carnage". Senza aver visto il trailer, sconoscendo l'opera della Reza e avendo letto solo poche righe di trama, pensavo: quattro persone chiuse in un appartamento che litigano, dirette da Polanski, con quel titolo... wow, ne vedrò delle belle!!! E invece la pellicola s'è rivelata quasi l'opposto del film che già aveva prodotto la mia mente, lasciandomi con l'amaro in bocca, nonstante fosse un gran bel film.
    (Io sono uno spettatore distratto e, a parte clamorose sviste, raramente mi accorgo di buchi nelle sceneggiature. cmq la prossima volta cercherò di fare attenzione a quel particolare...)

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