giovedì 2 giugno 2011

Eduardo De Filippo - Peppino Girella

Quali saranno gli strani incroci del destino che ti portano a sfogliare una vecchia rivista del 1962 scoprendo che in prima serata sul secondo canale trasmettevano Peppino Girella di Eduardo De Filippo e sapere che per la serata hai organizzato con qualche amico la stessa visione a cinquant’anni di distanza? Fili del tempo che si intrecciano in un misterioso rincorrersi e ritrovarsi. E chissà se le lacrime e le risate che durante la visione di questo capolavoro si alternavano sui nostri volti erano uguali a quelli che si trovavano sui visi dei nostri genitori… Credo di sì perché sono sempre più convinto che Eduardo è uno dei pochi artisti che attraversa generazioni e vite diverse, continuando a regalarci un’umanità rara e preziosa. Un giorno Fabrizio De Andrè disse che uno dei più bei complimenti gli fu fatto al termine di un concerto da una ragazza che confessò come l’emozione delle sue canzoni di quella sera era paragonabile solo a quelle che Eduardo le aveva trasmesso una sera a teatro. Purtroppo non possiamo più vedere Eduardo sul palcoscenico ma abbiamo la fortuna di riguardare i suoi lavori perché fu capace di comprendere l’importanza della registrazione delle sue opere. Uomo di teatro, ma esperto anche di cinema e televisione riuscì a rendere le sue opere teatrali fruibili anche in tv grazie a una regia sapiente che non si limitava a una semplice ripresa dell’opera. La capacità di sperimentare tecniche diverse lo portò a realizzare nel 1962 uno dei più importanti sceneggiati televisivi prodotti dalla Rai (decisamente un altro mondo con ciò che si vede oggi).
Peppino Girella è uno sceneggiato televisivo in sei puntate, parla della famiglia di Peppino, piccolo scugnizzo di undici anni, costretta ad ingegnarsi continuamente per andare avanti tra mille problemi di natura economica. Il padre Andrea (Eduardo De Filippo) è rimasto senza lavoro e non riesce, nonostante gli sforzi, a trovarne uno nuovo. Si va avanti con i lavoretti della madre e, soprattutto, con l’intraprendenza del piccolo Peppino che con le sue attività diventa di fatto l’uomo di casa. Si ride e si piange e non si finisce di rimanere stupiti davanti ai numerosi punti di contatto con la realtà di oggi. La precarietà del lavoro, il disagio della quotidianità che porta marito e moglie ad allontanarsi quasi senza accorgersene (da brividi la scena nella quale Eduardo rivolgendosi alla moglie le dice  “io il coraggio l’ho perduto, per la vita mortificata che sono costretto a fare me pare che ho perduto il diritto a volerti bene, e pure tu, ci vulimmo un bene nascosto, riservatamente, ognuno per conto suo…”). Eduardo,come sempre, riesce a rendere i suoi personaggi interamente umani non cadendo mai nel tranello di caratterizzarli in maniera interamente positiva o negativa. Non so cosa avrebbe scritto oggi Eduardo ma sono certo che sarebbe riuscito a rendermi un po’ più ottimista, nonostante le difficoltà, nonostante i tempi, la sua umanità sarebbe ancora riuscita a farmi dire che addà passà a nuttata…
Sergio

1 commento:

  1. Però non si può cominciare la mattinata guardando questo video.. ti apre il cuore, ma anche i rubinetti. Sto piangendo come un bimbo! Come tutte le altre volte che l'ho visto. Eduardo è un mondo da scoprire. Ancora ho esplorato poco, ma quel poco è sempre stato capace di entrare in profondo e lasciarmi un segno. Mi vengono in mente immediatamente Napoli Milionaria e i brividi in certi momenti, o le risate in Ditegli sempre di sì.
    ps: confermo l'emozione nello sfogliare quel giornale degli anni '60. Oltre al rimanere sconvolti dietro l'acculturatissimo palinsesto televisivo (oltre al suddetto Peppino ricordo che in prima serata c'era un Fellini, incontro con poeti, opere liriche) è stato bellissimo leggere l'articolo "Riuscirà l'uomo quest'anno ad arrivare sulla luna?" o anche "Verrà abbattuto il muro di Berlino?".
    Immagino le risate tra cinquant'anni, quando i nostri figli e nipoti sfoglieranno delle riviste guardando i palinsesti e diranno "ma guarda un po' che cagate trasmettevano all'epoca". Lo dico speranzoso, magari tra 50 anni le cose saranno diverse, magari ridaranno un Peppino Girella in prima serata...
    Robin

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